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Confesso un peccato di presunzione: aprendo "Fai bei sogni" mi son detto, uffa un romanzo scritto da un giornalista, cosa avrà mai da raccontarmi, cosa avrà inventato per accreditare una seconda identità da romanziere? È quindi con una certa noia che ho cominciato a leggere un libro che immaginavo nato dagli alambicchi che alcuni editori usano tenere sulle proprie scrivanie. Nelle prima pagina c'è una busta marrone, contiene un segreto. Viene messa nelle mani del protagonista con delicatezza come a sottolinearne la natura preziosa. Poi corriamo a ritroso nel tempo in un lunghissimo flashback che racconta l'infanzia del narratore segnata da una cesura davvero incolmabile, la morte della madre vinta da un cancro. Una privazione incomprensibile agli occhi di un bambino di nove anni, vissuta come un abbandono, una negazione d'amore, capace di paralizzare l'intera esistenza di chi della vita ancora tutto ha da conoscere e imparare. Resta il padre, schivo, impenetrabile, senz'altro impreparato a portare su di sé l'intera questua affettiva di un bambino rimasto senza madre. Poi ci sono gli altri, i compagni di scuola a cui non si confessa di essere orfani, quasi la cosa fosse un difetto, un'anormalità, una mutilazione per cui ci si inventa una mamma rapita dal lavoro per una ditta di cosmetici indiana; una tata drammaticamente anaffettiva; qualche amica di papà che si giudica come a casa dell'impiccato si guarderebbe la corda. E il tempo che passa a cui si chiederebbe di cancellare il dolore, l'assurda vergogna e che invece non fa che alimentare sempre più la macchia nera sul cuore. Molti conoscono già l'ironia della penna di Massimo Gramellini, queste pagine ne danno un ulteriore saggio. La vita del piccolo orfano è raccontata senza risparmio di notazioni ironiche o battute riuscite (la breve lezione di educazione sessuale impartita da Don Nico: "in un cavallo la donna vede solo il cavallo, l'uomo la cavallinità"). E tanti ricordi (Gigi Meroni, l'Ulisse della TV, il poster di Pulici accanto a quello di Peter Gabriel) che portano una generazione di lettori a trovarsi immediatamente nei panni del ragazzino per crescere insieme a lui con il succedersi delle pagine. Ritmata dai cinque capitoli, seguiamo il protagonista fino all'età adulta e finiamo per condividerne anche il dolore, sempre più confitto nel suo animo, che lui stesso battezza "Belfagor" proprio come lo sceneggiato che molti di noi ricordano con terrore. Spietata come il fantasma del Louvre, la perdita condiziona la vita del protagonista, negandogli affetti, sogni, amori nel continuo ricordo della propria maledizione di orfano. L'unica salvezza sembra allora essere dentro di noi, nell'anima e nella testa di chi è vittima della maledizione. O forse dentro la busta marrone.Un libro che riesce a nascondere la propria potenza dietro l'ironia e il pudore, ma che con l'andare delle pagine diventa sempre più sofferto, autentico e viscerale. Quello che all'inizio è un sospetto diventa via via una certezza: la vita accidentata di cui si racconta è quella dell'autore. Allora il libro è come se crescesse nelle nostre mani acquistando un peso davvero toccante, quasi intollerabile.Ho cominciato a leggere Fai bei sogni con diffidenza, l'ho finito vinto da un trasporto e da una commozione a cui non sapevo più come sottrarmi. E mi son vergognato della mia presunzione.
Andrea Tognasca
"Fai bei sogni" è un romanzo sulla verità e sulla paura di conoscerla, una storia che ci insegna ad accettare la sofferenza e a buttarci alle spalle la sfiducia e la paura che limitano la nostra vita. "Fai bei sogni" è la storia di un segreto celato in una busta per quarant'anni. "Fai bei sogni" è la storia di un bambino, e poi di un adulto, che imparerà a superare il più grande dei dolori: la perdita della mamma. È il racconto di una crescita, di una vita senza l'appiglio più solido: vicende a volte drammatiche, a volte ironiche e divertenti, che racchiudono il senso profondo di una lotta incessante contro la solitudine, l'inadeguatezza e il senso di abbandono. Fino alla conquista di un amore e di una vita piena e autentica.
Generi Romanzi e Letterature » Romanzi italiani
Editore Longanesi
Collana La Gaja scienza
Formato Libro
Pubblicato 01/03/2012
Pagine 209
Lingua Italiano
ISBN-13 9788830429154
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maria teresa biondo - 21/05/2013 21:58
Un libro che ti insegna ad avere pazienza che si snoda con lentezza fino ad una compiutezza finale che da spessore a tutta la storia. A volte è lento, altre volte impenna altre si impanna ma t'insegna che bisogna arrivare alla fine per capire le storie e la vita.
8sary8 - 21/05/2013 21:56
Un libro da leggere e magari rileggere in determinati periodi della nostra vita. L'ho trovato un libro carino, commuovente e simpatico. E' il primo libro che ho letto di Gramellini e sinceramente non mi è piaciuto moltissimo il suo modo di scrivere, anche se è abbastanza scorreveole. 3 stelline e mezzo su 5! Ne conisglio comunque la lettura a tutti.
andrealatteri - 21/05/2013 19:29
Un libro che aiuta a crescere e fa riflettere molto.
ciro priore - 20/05/2013 20:59
Un libro bellissimo.seguo gramellini tutti i fine settimana a che tempo che fa ed è ogni settimana preciso, intelligente deciso. Appena ho saputo dell' uscita di questo libro mi sono precipitato a leggerlo ed è stato bellissimo.coinvolgente. Invito tutti a leggerlo anche perché è un libro scorrevole e che fa riflettere.
silvia corsini - 20/05/2013 20:07
Forse uno dei più bei libri che abbia letto da molto tempo. Scritto in maniera brillante, semplice, toccante, si legge in una notte, l'ho finito in lacrime, sicuramente complice il mio stato d'animo, ma davvero toccante per il tema trattato. Figlio dell'autore, che lo ha scritto con la medesima schiettezza ed essenzialità con cui svolge la professione di giornalista.
luigia ragazzini - 20/05/2013 17:04
libro sopravvalutato, io l'ho trovato molto superficiale, non capisco come abbia potuto vendere tutte quelle copie e mi do della cretina per aver contribuito a far salire le vendite di questo romanzetto.
Irene Ricci - 04/05/2013 16:15
Lo stile è quello di un giornalista, senza dubbio. Essenziale, dinamico...ma anche espressivo, emotivo e quasi mai banale. Lo consiglio, perchè è un viaggio, un'esperienza, una condivisione...e le condivisioni arricchiscono, sempre.
_simo83_ - 21/03/2013 12:43
prima parte dolcissima...un libro che ti fa riflttere....bello
Chiara Ciofolo - 08/03/2013 22:16
non mi è piaciuto.per eè stato noioso,e mi ha fatto perdere interesse verso quest'autore,perchè be,se è giusto quello che scrive..non mi piace per niente! infantile,anzi Inetto.ci sono rimasta malissimo,lo sconsiglio a chi non piacciono i saggi (ecco mi ricorda lo stile dei saggi).
ladonnainvisibile - 03/03/2013 22:56
Il rifiuto. Passare una vita cercando di sentirsi normale. Il libro sembrava un racconto da poco ma poi ha lasciato una traccia in me.
Anonimo - 06/09/2012 15:45
Libro letto in pochi giorni, molto intenso e commovente. L'autore ha trasmesso perfettamente i sentimenti provati fin dall'infanzia per la perdita della madre e soprattutto la consapevolezza di una verità negata, affiorata solo con la maturità. Libro consigliato.
Anonimo - 12/08/2012 21:00
L'avevo snobbato, temendo un altro "pacco" ben pubblicizzato, poi me l'hanno regalato e l'ho trovato veramente bello. Con estrema eleganza sono scritte verità semplici, la scrittura e' veloce, lo stile eccelso e la storia commovente e reale, tanto da sentire forte, ancora più forte, l'amore per la mamma. Molto buono
Anonimo - 04/08/2012 11:04
Non avevo voluto comprarlo questo libro, pensando che come al solito la molta pubblicità attorno fosse sinonimo di merce scadente ed invendibile senza una spinta della casa editrice. Poi me l'hanno regalato...e l'ho letto.... E l'ho trovato veramente bello, veramente tanto. Dolce, profondo, scorrevole, ironico. Ringrazio chi me l'ha regalato perché mi ha permesso di superare un pregiudizio e di leggere una storia che tocca il cuore. P.s. Senza mia madre non sarei mai la donna che sono. Grazie mamma, ti amo
Anonimo - 18/07/2012 21:43
NO NO...HO PRESO QUESTO LIBRO CON MOLTE ASPETTATIVE...INVECE...INFANTILE....RIPETITIVO....LO SCONSIGLIO
Anonimo - 25/06/2012 16:46
Finito ora di leggerlo... libro a dir poco commevente e più che mai comprensibile dal punto di vista di chi ha vissuto la stessa perdita, anche se non con la stessa drammaticità e la sofferenza di una vita. Certi ricordi e la mancanza di una persona che ti segua per la vita si fanno sentire, e Gramellini ha saputo trasmettere ogni singola emozione. Complimenti davvero a questo splendido uomo e autore.
Anonimo - 28/05/2012 22:26
Come tutti i libri che lasciano un segno nel cuore e nella memoria, l'ho letto con l'impazienza di chi vuole fare un viaggio nei propri ricordi attraverso le parole ed i sentimenti dell'autore. Bello!! Ironico e commovente come solo Gramellini sa essere. Amo quest'autore, che leggo e seguo da anni, come giornalista, scrittore ed uomo... Guardo mia madre con occhi diversi: pieni d'amore più che mai. Una torinese torinista... Barbara
Anonimo - 28/05/2012 15:33
ho finito questa mattina di leggere il romanzo,dato che ero a casa in vacanza. Che dire ,mi è piaciuto molto. L'autore è riuscito a mescolare iironia e dolore in maniera delicata e profonda; è un libro che può insegnare molto .
Anonimo - 11/05/2012 14:11
L'ho letto tutto d'un fiato e mi è piaciuto tanto anche se,devo ammettere di aver "invidiato"il tuo dolore perchè,al contrario della tua,mia mamma è viva e vegeta però per me è come se fosse morta...non riesco più a volerle bene..mentre all'età in cui hai perso la tua l'amavo proprio come te,forse un giorno mi pentirò di questo ma..ora è così.
Anonimo - 19/04/2012 21:50
bellissimo!!!
Anonimo - 08/03/2012 15:47
Qualche anno fa ho pubblicato un libro di ricordi della mia infanzia e ripenso a quanto mi è stato difficile evocare la figura di mia madre. Di lei avrei voluto dire tutte le virtù: mostrarne la tenerezza pudica, la generosità del cuore e soprattutto la capacità che aveva di perquisirmi l'anima, ma troppo era il timore che la parola suonasse stonata per un eccesso di vibrazione, che il racconto si facesse troppo facilmente celebrativo. Ho preferito perciò, per evitare o per attenuare il rischio di un pathos del tutto scontato, parlare non 'di' mia madre, ma 'con' mia madre che dopo la sua morte sentivo sempre vicina: muta e viva. Questa premessa per dire che il nuovo libro di Massimo Gramellini contiene pagine toccanti che suscitano la commossa partecipazione del lettore. E tuttavia ho delle riserve da esprimere sulla strategia narrativa adottata, una strategia che instilla nel mio animo una sensazione di artificioso. Annunciando in limine al suo libro un mistero da svelare, l'autore finisce col prospettare a chi legge un itinerario in cui poco contano le tappe e sola riveste importanza la meta. Strategia, questa, che può andar bene per un romanzo giallo, ma che qui (almeno a mio avviso) stona. Mi sarei aspettato che Gramellini parlasse "con" la madre e, invece, il racconto si dipana attraverso una serie di "incidenti" di percorso che funzionano come "apposizioni ritardanti" cui è affidato il compito di creare 'suspense' e di preparare la scena-madre finale. Può darsi che questa scelta narrativa sia stata fatta apposta per stuzzicare l'attenzione e per tener vivo l'interesse del lettore. Personalmente, in una materia che tanto si addice al confessionale del cuore, avrei preferito un racconto più lineare. Svelato il mistero fin dall'inizio, il "figlio abbandonato" avrebbe potuto dialogare "con" la madre per chiederle spiegazioni, per piangere con lei, per dirle quanti patimenti gli era costato quel suo improvviso partire. Ma forse divago e ho l'aria di consigliare a Gramellini di dire ciò che lui (per adottare e adattare le parole messe in epigrafe al suo libro) "non voleva dire"