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Nel 304 dopo Cristo, Elio Sparziano, ufficiale e storico, riceve da Diocleziano un importante incarico. C'è un mistero irrisolto infatti che richiede le sue note abilità di investigatore. L'Imperatore vuole scoprire la verità sulla tomba del favorito di Adriano, il leggendario Antinoo, affogato nel Nilo, il cui sepolcro perduto celerebbe la prova di una cospirazione ai danni dell'Impero. Le indagini spingono Sparziano a tornare in Egitto sulle tracce di un enigma coperto dalla polvere di due secoli e di un non meglio identificato Ladro d'acqua. Sulle rive del fiume sacro ritrova vecchie conoscenze e anche un lontano amore, la dolce Anubina, cui lo lega assai più di un piacevole ricordo... Tuttavia, ben presto si rende conto che la sua è una missione ad alto rischio: attentati, omicidi, agguati ed esplicite minacce turbano la sua visita al paese della Sfinge, quando non intervengono le calamità naturali. Ma una volta a Roma, il razionale e coraggioso storico riesce a individuare la pista giusta tra i rovi che infestano ciò che rimane della favolosa villa Tiburtina, una labile traccia che alla fine lo condurrà a una scoperta incredibile, sconvolgente, tale da sovvertire il futuro e cambiare il destino di Roma per sempre.
Generi Gialli Noir e Avventura » Gialli, mistery e noir » Romanzi storici , Romanzi e Letterature » Gialli, mistery e noir » Narrativa d'ambientazione storica
Editore Frassinelli
Collana Narrativa
Formato Brossura
Pubblicato 01/01/2007
Pagine 379
Lingua Italiano
ISBN-13 9788876849749
Traduttore P. Bonini
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Anonimo - 04/03/2008 11:54
Un libro che ricorda i mosaici della Roma antica: nitidi, precisi, pieni di dettagli da gustarsi senza fretta. Forse qua e là c'è qualche eccesso di descrizione, ma la storia va avanti con l'apparente tranquillità di un fiume che scorre senza scosse, per poi, nell'ultima parte, rompere gli argini e inondare le campagne con effetti spettacolari. Lo stile e i personaggi sono sviluppati con grande gusto, ma trattandosi di Ben Pastor non è certo una novità. E poi c'è il richiamo tra le righe all'attualità politica degli USA: dubito che questo libro sia piaciuto ai "falchi" americani, il che, per quanto mi riguarda, è un altro pregio.
Anonimo - 25/02/2008 13:54
Romanzo ambizioso ma tutto sommato modesto, infarcito di prolissità descrittive, incentrato su una tematica oltre tutto poco interessante e con un finale moscio e deludente. Tra l'altro, le poche scene d'azione, che potevano risollevare un po' il tono generale, sono trattate di mala voglia e tirate via. Scarso.
febra64 - 28/12/2007 15:05
Molto bello, scorrevole ed interessante. Ho letto quasi tutti i libri di Ben Pastor, e mi sono piaciuti tutti, ma questo è veramente speciale. Perfetta l'ambientazione, alle volte si rischia di ''cadere nel Nilo'' o di essere ''travolto dalla calca di Roma'' dei primi secoli. Come al solito sempre molto appassionante sia la dialettica dei personaggi che la suspence.
Anonimo - 19/10/2007 08:18
Giallo, storia, archeologia, esotismo: di solito sono elementi che, combinati assieme, producono romanzoni inattendibili e piuttosto sciocchi (anche quando vendono milioni di copie). Nel caso del Ladro d'acqua, invece, il discorso va rovesciato, nel senso che, una volta tanto, l'alchimia dei filoni produce davvero una bella pepita d'oro, con un intreccio di ampio respiro, una miriade di personaggi tutti finemente tratteggiati, una progressione lenta ma inesorabile fino allo strepitoso colpo di scena finale e una qualità di scrittura davvero eccellente. Se poi c'è qualche imprecisione ricostruttiva (del resto su un periodo del quale non si sa molto), ho l'impressione che sia stata voluta a fini narrativi, visto che, giustamente, l'autrice stava scrivendo un romanzo e non un trattato di archeologia. Quello che fa la differenza, dal mio punto di vista, è che si tratta di un libro molto, molto buono, che mi ha regalato un grande piacere di lettura.
Anonimo - 17/10/2007 09:57
Uno dei migliori romanzi storici che ho letto negli ultimi tempi, di grande fascino, con una sua magia tutta particolare, e dei personaggi, soprattutto Elio Sparziano, dei quali finisci per innamorarti. E´un romanzo abbastanza lungo, ma non sono riuscita a staccarmene fino alla fine. Fossero tutte così le storie ambientate nell'impero romano!
Anonimo - 12/10/2007 14:03
Da anni mi occupo di storia antica e di Antinoo in particolare. Questo libro, pur valido come impostazione narrativa e tecnica compositiva, a dispetto di quanto asserisce la scrittrice, che pure si definisce archeologa, presenta numerosi errori storici e valutazioni alquanto inverosimili. Eccone alcuni: Sparziano è considerato dagli storici una sorta di pseudonimo del vero scrittore della Historia Augusta, scritta non sotto Diocleziano ma pare sotto Costantino; si citano per ben due volte le popolazioni dei saraceni, credo per indicare le popolazioni arabe, ma questo nome non appare mai nel mondo latino, ma cristiano, alquanto tardi e non certo nel IV sec.d.C.; la ricostruzione del Palazzo di Spalato è alquanto inverosimile: si parla di un imperatore che fa coltivare cavoli nel suo giardino, quando questi appariva a tutti come un dio sulla terra e tutto il palazzo residenziale era inaccessibile ai più e solo alla corte imperiale, le cui guardie del corpo erano persino eunuchi, senza sesso, perchè potevano essere a contatto dell'imperatore, che mai avrebbe parlato nel modo usato dalla scrittrice a un suo suddito e lo avrebbe ricevuto così familiarmente; ad Antinopoli non vi era un anfiteatro, essendo città greca, come Alessandria d'Egitto, che pure non aveva alcun anfiteatro; l'obelisco pinciano si dice nel romaqnzo essere stato a Villa Adriana ed essere stato poi trasportato via da Eliogabalo ( questo potrebbe anche essere avvenuto, ma allora non si spiegherebbe il suo ritrovamento al Circo Variano presso Porta Maggiore, se la tomba e quindi l'obelisco stesso fossero stati, come afferma la scrittrice ( e qui l'ipotesi non ha alcun fondamento) presso i giardini vaticani; si dimentica che una presumibile tomba-tempio di Antinoo è stata proprio ritrovata a Villa Adriana, di cui si cita uno strano mausoleo circolare non presente nel sito attuale; per convalidare l'ubicazione dell'obelisco se ne falsifica l'iscrizione che afferma espressamente di ''essere, assieme alla tomba di Antinoo, nei giardini del principe di Roma'', arrivando ad affermare ( non so con quale fondamento) che la parola ''principe'' può essere anche letta al femminile ( dunque: '' i giardini di Roma principessa?). Si puiò ancora continuare, ma è meglio lasciar perdere, considerando che un romanzo è sempre opera di fantasia, come giustamente afferma non la scrittrice, ma l'editore.